ITINERARIO VIA DEI SANTI

Antiche Mura

Attrattive particolari

Belvedere

Cascina Storica

Castello

Cappella

Chiesa Campestre

Chiesa di particolare interesse

Chiesa Romanica

Edificio Storico

Punto Informativo

Ricarica E-bike

Il percorso denominato “Via dei Santi” include 11 Comuni, dislocati tra le Colline Alfieri, dal nome della potente casata astigiana che ne ebbe la proprietà in passato, e le Terre dei Santi, in cui nacquero e operarono importanti figure della religiosità locale e internazionale, a cominciare da San Giovanni Bosco. Storie di fede e di antiche battaglie che rivivono in un territorio oggi famoso nel mondo per i suoi vini, i tartufi e le nocciole. Borgate e castelli immersi in paesaggi dolci e variegati, dove le vigne di Barbera cedono il passo a quelle di Arneis e Nebbiolo, circondate da boschi di querce e robinie.

Tra campi di mais ottofile e girasoli è facile imbattersi in un allevamento di bovini Fassone, di suini o capponi, o in uno dei tanti piloni votivi costruiti dalla gente del posto per ricordare una grazia ricevuta o per scongiurare la grandine e la peste. Costeggiando il fiume Tanaro, si sfiora il confine con le rocche del Roero e si incontrano la cittadina storica di San Damiano, il castello di San Martino Alfieri, il borgo di Antignano, i ciliegi di Revigliasco e le cappellette di Celle Enomondo.

Salendo verso Asti, ecco il maniero di Monale, i noccioleti di Castellero, la pieve romanica di Tigliole, il murales di Cortandone e i filari di Freisa di Roatto. Un itinerario costellato di attrattive ambientali e culturali in gran parte ancora sconosciute alla massa, in grado di calare l’escursionista nella cultura del luogo più genuina, in un intreccio di paesaggi e tradizioni tutto da scoprire.

Approfondimenti sul territorio

CENNI STORICI

Per scoprire le origini storiche di queste colline occorre fare un lungo salto indietro nel tempo, fino all’epoca pre-romana quando, tra il IX e l’VIII secolo a.C. arrivarono nella Valle del Tanaro i Liguri, una popolazione nomade e pacifica, proveniente dalla Francia meridionale e dedita alla pastorizia, poi fusasi con i Celti.

La Via dei Santi: le origini di un territorio

Per scoprire le origini storiche di queste colline occorre fare un lungo salto indietro nel tempo, fino all’epoca pre-romana quando, tra il IX e l’VIII secolo a.C. arrivarono nella Valle del Tanaro i Liguri, una popolazione nomade e pacifica, proveniente dalla Francia meridionale e dedita alla pastorizia, poi fusasi con i Celti.

La loro presenza nel Monferrato si deduce già dai toponimi di alcuni borghi, come nel caso di Revigliasco, dove il suffisso – asco si lega palesemente proprio a quel momento storico.

Una terra ancora “selvaggia”, occupata da boschi di rovi, querce e tigli, come ricorda il nome di Tigliole, la cui area fu colonizzata e dotata di strade carreggiabili dai Romani solo 600 anni dopo.

I castrum, cioè gli accampamenti militari, furono cosi costruiti in prossimità dei nuovi assi viari, sia a scopo difensivo che commerciale. Tra questi, quello di Celle Enomondo, attraversato proprio in epoca romana da un’importante arteria che portava al punto di confluenza del torrente Triversa nel fiume Borbore. Non a caso la parola latina “cellae” indentificava una serie di grotte scavate e utilizzate come locali di stoccaggio per vino e derrate alimentari e, in caso di pericolo, per conservare le riserve di acqua e cibo della comunità.

Il Medioevo: l'età dell'oro e della guerra

È il Medioevo, con il passaggio dei Longobardi, dei Franchi e infine del Barbarossa a dettare le sorti di queste terre. Nell’Alto Medioevo nascono i primi villaggi fortificati e si affermano sulla scena politica importanti famiglie nobili locali, legate, spesso con un piede in più scarpe, all’uno e all’altro potere, dal Comune di Asti ai Marchesi del Monferrato.

Grande influenza ebbe qui anche il Vescovo di Asti, potente figura del Medioevo piemontese, padrone fino al Trecento di numerosi feudi e castelli, tra cui quello di Antignano, poi passato in dote nuziale a Valentina Visconti nel 1342, e quello di San Martino Alfieri, che solo nel 1615 fu assegnato dal Duca di Savoia ai Marchesi Alfieri di Magliano, andando così ad acquisire nel toponimo il nome di questa famiglia. Una dinastia, quella degli Alfieri, longeva e radicata in modo capillare sul territorio, che diede i natali, tra gli altri, allo scrittore e tragediografo Vittorio, nato ad Asti dal ramo dei Cortemilia nel 1749, e all’architetto Benedetto, progettista ufficiale di Casa Savoia dal 1739.

Profondamente legata al Comune di Asti è invece la nascita di San Damiano, fondata come “villa nuova” nel 1275 dagli Astesi a seguito della vittoria contro Carlo d’Angiò, al fine di consolidare il loro controllo sulla Valle del Borbore e sulle strade commerciali dirette verso la Francia. Una sorte similare ebbe anche il paese di Baldichieri, nato in epoca romana lungo la diramazione della Via Fulvia che collegava Asti a Chieri e poi donato dal Barbarossa in persona al Comune di Asti nel 1159. A ragione di questo legame antico con la città “madre”, entrambi i Comuni hanno mantenuto il privilegio di correre il Palio astigiano, il più antico d’Italia, che coinvolge, oltre ai quartieri storici cittadini, 7 Comuni della provincia di Asti.

Echi di battaglie e di cavalli, di armature e tamburi che risuonano anche tra i resti dei “castelli fantasma”, come a Cortandone, dove della fortezza medievale, demolita dalle truppe francesi all’inizio del XVIII secolo, non rimangono che pochi ruderi.

Tra banche e castelli si scrive la storia

A Castellero, come suggerisce il nome stesso, restano una parte del mastio e la torre merlata, ricostruiti nei primi anni del Trecento dalla famiglia Da Ponte dopo una precedente distruzione. Gli abitanti di Monale invece, i “vicini di casa” di Castellero, possono vantarsi della presenza in paese di ben due castelli: il primo, trasformato in residenza signorile, è attualmente proprietà dei Conti Guani; il secondo, detto la Bastita, conserva i bastioni e le fattezze di una struttura militare.

Anche il centro storico di Roatto è ancora dominato dal suo castello, citato con il borgo nei documenti  ufficiali per la prima volta nella seconda metà del XII secolo.

A contendersi il governo di queste terre, dal XIV secolo fino all’affermarsi dei Savoia all’inizio del Seicento, un nutrito gruppo di importanti famiglie locali, decisamente agguerrito, tra cui i Roero, gli Alfieri, gli Scarampi e i Malabaila. Casate in cui il potere del sangue nobile si univa a quello del denaro, accumulato con l’apertura di banchi di credito e con il commercio di tessuti, sale e spezie, attività svolte a lungo in diverse parti dell’Europa.

Una storia affascinante che continua a parlarci attraverso questi borghi, i loro castelli e i loro palazzi, e che si mescola alle tradizioni e alle leggende popolari, ancora vive nella quotidianità  e nei cuori della gente comune.

SITI DI INTERESSE STORICO-ARTISTICO

Pochi sanno che il Monferrato è la regione più “castellata” d’Italia, dove si concentra il maggior numero di fortezze, ville signorili, torri e ricetti rispetto all’estensione del territorio stesso.

Sulla Via dei Santi, tra chiese e castelli

Pochi sanno che il Monferrato è la regione più “castellata” d’Italia, dove si concentra il maggior numero di fortezze, ville signorili, torri e ricetti rispetto all’estensione del territorio stesso.

È infatti qui che si è verificato in modo quasi “sistematico”, nel primo Medioevo, il trasferimento delle comunità rurali dalle zone di valle alle colline più alte in cerca di maggiore protezione. Tale fenomeno, detto incastellamento, ha portato alla nascita dei cosiddetti borghi di sommità, così come li vediamo ancora oggi. Gran parte di essi conservano la cinta muraria difensiva e il castello medievale, oppure imponenti residenze aristocratiche frutto del rifacimento delle fortezze originarie. Centri storici spesso caratterizzati dalla tipica “piazza dei tre poteri”, dove lo spiazzo principale ospita, oltre al castello, la parrocchiale, simbolo del potere religioso, e il palazzo comunale, sede di quello amministrativo.

L’itinerario della “Via dei Santi” tocca alcuni centri storici divenuti famosi proprio per i loro castelli. A cominciare da San Martino Alfieri, dove la presenza del maniero definisce l’intero assetto urbano, “spaccandolo” in due: da una parte il centro abitato, con la caratteristica struttura a ricetto, e dall’altra appunto il Castello degli Alfieri. La prima fortezza medievale fu trasformata in un’elegante residenza barocca tra la fine del Seicento e la fine del Settecento, e dotata di un Giardino e di un Parco all’inizio dell’Ottocento. I lavori, iniziati nel 1696, videro la loro fase più importante negli anni Sessanta del ‘700, grazie al grande architetto Benedetto Alfieri, che incluse nell’intervento di rinnovamento anche la creazione della Citroniera. Le decorazioni interne vennero da lui commissionate ad abili maestri stuccatori, tra cui il luganese Antonio Catenazzi. Il disegno del Parco, firmato dal progettista di giardini di fama internazionale Xavier Kurten nel 1815, portò alla creazione di un’area verde di grandi dimensioni abbellita da siepi, parterre, alberi monumentali e sentieri. Oggi il complesso, di proprietà dei discendenti degli Alfieri, è sede di una rinomata azienda vitivinicola e di una struttura ricettiva.

Ma la presenza degli Alfieri non si limitò al solo castello; a loro si deve anche la costruzione della parrocchiale di S. Carlo Borromeo e Santa Maria, realizzata in stile neoclassico tra il 1828 e il 1832 per volontà del Marchese Carlo Emanuele Alfieri su disegno dell’architetto Ernesto Melano. La chiesa, dalla facciata austera abbellita da grandi colonne doriche, conserva un trittico della scuola del celebre pittore tardo-quattrocentesco Defendente Ferrari.

Altrettanto imponente si presenta la parrocchiale di Antignano, dedicata alla Madonna del Carmine. Situata all’ingresso ovest del paese, fu costruita tra il 1908 e il 1911 in stile neogotico. L’interno, dalle linee architettoniche slanciate, è decorato dalle tele raffiguranti la Via Crucis realizzate dal famoso pittore Luigi Morgari.

A Tigliole, a ricordarci la presenza del castello dal suo piazzale panoramico, sorge il Municipio, un grande palazzo dall’aspetto elegante realizzato nella metà del XIX secolo sul sito della fortezza medievale, distrutta nel 1553 dai Francesi. Le sue forme classicheggianti si esprimono soprattutto nella facciata dove le colonne ioniche, imponenti e slanciate, anticipano il portico. Il piazzale, punto panoramico suggestivo, è circondato da un Parco ed è sorretto dai bastioni dell’antica rocca difensiva che degradano verso il centro abitato.

Ma a Tigliole, circondato dai vigneti, c’è un altro gioiello che merita di essere scoperto: la pieve romanica di S. Lorenzo, costruita tra l’XI e il XII secolo come parrocchiale per la comunità e ancora oggi molto ben conservata. L’arco d’ingresso e l’area absidale mostrano le decorazioni simboliche tipiche dell’epoca, tra archetti pensili, lesene e capitelli scolpiti.

La cultura popolare, incontro d'arte e devozione

Le grandi parrocchiali non sono infatti le uniche testimonianze della religiosità di questi luoghi. Altrettanto importanti sono le chiese minori, le confraternite e i Santuari, la cui costruzione si deve spesso alla volontà della popolazione a seguito di un’epidemia o di un evento miracoloso.

A questo proposito meritano una visita il piccolo Santuario di San Salvatore a Cortandone, in stile tardobarocco, e la Confraternita di San Rocco a Celle Enomondo, eretta nel Seicento a seguito dell’epidemia di peste e come protezione delle campagne contro la grandine e i temporali. Custodisce all’interno una preziosa statua processionale del ‘700, in legno dipinto e dorato, raffigurante San Rocco con il cane.

Da San Damiano d'Asti a Revigliasco, storie di borghi e di bellezza

Tra i paesi più grandi visitabili lungo questo itinerario c’è la cittadina di San Damiano, ricca di edifici antichi di notevole bellezza. Sotto i lunghi portici di Via Roma che attraversano il centro storico si possono trovare caffè, pasticcerie, negozi di artigianato e di prodotti tipici.

Colpisce per l’imponenza il Palazzo Municipale, già residenza dei Conti Carlevaris, costruito nella seconda metà del XVIII secolo dall’ingegnere Giuseppe Castelli. Il piano nobile conserva grandi sale abbellite da affreschi, stucchi e sovrapporte dipinte. Da non perdere una visita anche alla vicina Confraternita di San Giuseppe, che ha assunto l’aspetto attuale, a doppia ellisse, nella prima metà del Settecento per poi essere completamente affrescata dai famosi fratelli Pozzo nel 1774. Accanto vi sorge il campanile, l’antica Torre dell’Orologio della città.

Nei borghi di Monale e Roatto sopravvivono, ben conservati, i due Castelli, mentre a Castellero resta la Torre merlata, fatta ricostruire nel Trecento dalla nobile famiglia Da Ponte. Tutti e tre i borghi, in prossimità del proprio maniero, conservano la propria chiesa parrocchiale, dalle forme imponenti.

A Baldichieri, sul sito della fortezza medievale distrutta dai Francesi nel 1553, svetta un palazzo signorile del Settecento, oggi sede dell’amministrazione comunale. Dietro alla costruzione si estende il Parco, oggetto di un recente intervento di recupero e valorizzazione.
La tappa a Revigliasco vi fa invece scoprire la parrocchiale barocca dei Santi Martino, Luca e Anna, con la tipica facciata in mattoni a vista, eretta nella prima metà del Settecento. L’altare maggiore, in marmo, fu donato alla comunità nientemeno che da Napoleone, dopo averlo sequestrato alla chiesa di San Giuseppe dei Carmelitani Scalzi di Asti.

PAESAGGIO E AMBIENTE

L’area del Monferrato attraversata da questo itinerario si espande fino al confine con le colline del Roero, costeggiando il fiume Tanaro per poi superarlo all’altezza della città di Asti.

Spostandosi da un borgo all’altro si incontrano pendii molto dolci, intervallati da zone di valle destinate alla coltivazione di cereali e ad allevamenti di bovini di piccola/media estensione.

Colline di vini, di Santi e di rivoluzionari

L’area del Monferrato attraversata da questo itinerario si espande fino al confine con le colline del Roero, costeggiando il fiume Tanaro per poi superarlo all’altezza della città di Asti.
Spostandosi da un borgo all’altro si incontrano pendii molto dolci, intervallati da zone di valle destinate alla coltivazione di cereali e ad allevamenti di bovini di piccola/media estensione.

I versanti collinari più elevati e soleggiati sono riservati al vigneto, in particolare al Nebbiolo e all’Arneis nelle zone di San Martino Alfieri, San Damiano d’Asti, Celle Enomondo, Antignano e Revigliasco, tutte inserite nell’area di produzione della DOCG Terre Alfieri, e al Freisa nella zona di Roatto. Comune denominatore è la Barbera d’Asti, fiore all’occhiello delle numerose cantine dislocate su questo territorio. Un territorio “di confine” adagiato tra i terreni più argillosi e strutturati del Monferrato e quelli più sabbiosi e delicati del Roero, dove quindi possono nascere sia vini rossi di buon corpo che vini bianchi più freschi ed aromatici.

Uscendo dai centri abitati si scorgono qua e là frazioni e borgate formate da grandi cascinali storici, le cui vicende si legano a volte a quelle di grandi personaggi del passato.

Ne è un esempio lampante San Martino Alfieri che in Frazione Marelli ospita la casa di San Giuseppe Marello, fondatore degli Oblati, i cui parenti paterni erano originari di questo luogo. Il Santo, nato a Torino nel 1844, vi trascorse il periodo dell’infanzia, fino al ritorno della sua famiglia in città. Entrato al Seminario di Asti e miracolosamente sopravvissuto al tifo, viene ordinato sacerdote nel 1868 e inizia, da quel momento, la sua attività di “santo sociale”, sul modello di Don Bosco, dedicandosi assiduamente all’aiuto dei ragazzi e dei più poveri e fondando ad Asti l’Ordine degli Oblati di San Giuseppe. Nominato Vescovo di Acqui Terme nel 1888, morirà improvvisamente nel 1895, a soli 50 anni di età. Verrà beatificato nel 1993 e infine dichiarato Santo nel 2001 da Papa Giovanni Paolo II.

In Frazione Saracchi è situato invece Palazzo Garibaldi, edificio storico fatto costruire da Giuseppe Garibaldi a seguito del suo matrimonio con Francesca Armosino, celebrato nel 1880, originaria di questa frazione, in cui la coppia abitò per alcuni anni. Francesca, terza moglie di Garibaldi, gli diede due figli, Manlio e Clelia.

Nelle terre della canapa, dei tartufi e del mais ottofile

Se a interessarvi è la devozione popolare, a Celle Enomondo non resterete delusi. Qui la religiosità contadina si è espressa nel tempo in modo molto capillare, come dimostrano le 18 chiesette costruite tra il Settecento e l’Ottocento sul territorio rurale comunale. Piloni votivi e cappellette perfettamente restaurate che oggi si possono scoprire sia con il trekking che con la mountain bike o l’e-bike grazie al percorso “Bric & bike”, un itinerario escursionistico lungo 18 km tra leggende, curiosità e scorci suggestivi. Un patrimonio di tradizioni e saperi che qui a Celle ha tra i protagonisti un prodotto a lungo dimenticato e oggi riscoperto: la canapa. Coltivata in paese fin dai primi anni dell’Ottocento, la canapa rappresentava una risorsa importantissima per queste comunità, grazie alla sua versatilità: le fibre, più o meno lavorate, anallergiche e molto resistenti, si trasformavano in corde, sacchi, lenzuola, asciugamani, tovaglie e vestiti. Dai semi si ricavano farina per pane e focacce e, una volta spremuti, l’olio, utilizzato sia a scopo alimentare che curativo.

Se si parla di farina, non si può non citare il “mais ottofile”, un’antica varietà di granoturco, molto gustosa, perfetta per preparare polente e melighe, nome dialettale dei tradizionali biscotti; la pannocchia, più piccola delle altre varietà, come dice il nome stesso è formata solo da 8 file di chicchi, e per questo nel tempo è stata soppiantata dalle tipologie più redditizie e commerciali. Oggi, soprattutto nella zona di Antignano, il mais ottofile è stato riscoperto ed è oggetto di un’importante azione di promozione e valorizzazione da parte degli agricoltori e dei laboratori di trasformazione.

Tra gli allevamenti di Fassone, la pregiata “razza bianca” bovina piemontese, e di capponi, nei boschi dislocati tra Tigliole, San Damiano e i centri circostanti nascono i tartufi, tra cui quello bianco, il più pregiato, a cui proprio il paese di San Damiano dedica ogni anno una fiera regionale.

Dai vigneti ai noccioleti, paesaggi da gustare

Lungo il percorso fanno capolino i noccioleti di Castellero, borgo tra i più piccoli del Monferrato che ha saputo fare della Nocciola Trilobata del Piemonte la sua bandiera a livello nazionale, guadagnandosi il titolo di “Città della Nocciola”. Sul territorio comunale trova spazio l’intera filiera, dalle serre in cui si allevano i piantini alle distese di noccioli che riempiono le colline, dalle aziende di trasformazione ai murales che decorano le cascine del paese.Tutto a Castellero parla di Nocciola, e a lei è dedicata una delle fiere storiche più importanti del Piemonte, che qui si svolge ogni anno ad ottobre.

Un viaggio tra paesaggi e prodotti che vede tra i suoi protagonisti anche i filari di Freisa di Roatto, vitigno storico del Monferrato su cui produttori e amministratori locali hanno voluto nuovamente  scommettere. Considerato a lungo troppo “semplice” per competere con gli altri rossi del Piemonte questo vino, aromatico ma di buon corpo, si svela adatto all’invecchiamento e capace di sorprendere anche gli assaggiatori più esigenti.

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ROATTO

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TIGLIOLE

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